Che cos’è la “porta dell’inferno” siberiana?

Cari lettori, eccoci tornati con una nuova curiosità tratta dal National Geographic.

Oggi parliamo di geologia e affrontiamo il mistero della cosiddetta “Porta dell’Inferno Siberiana”.

Il cratere di Batagaika si trova nella Siberia orientale, in particolare nella Repubblica russa di Sakha. Gli Jacuzi, la popolazione locale, la chiamano la porta dell’inferno, e raccontano di rumori inquietanti che si leverebbero dal sottosuolo.

Si tratta in realtà di un cratere termocarsico, cioè causato dallo scioglimento del permafrost, il terreno perennemente congelato della taiga.

Batagaika è il cratere di questo tipo più grande del mondo: secondo le misure più recenti, che risalgono al febbraio 2017, è lungo poco meno di un chilometro e profondo circa 96 metri. E continua ad ampliarsi: una decina di metri l’anno stando alle immagini satellitari

Su Quaternary Research, un gruppo di scienziati ha annunciato l’intenzione di raccogliere sedimenti dal cratere per ricostruire le variazioni del clima siberiano nel corso degli ultimi 200 mila anni, e prevedere come potrebbe cambiare nei prossimi anni.

Il permafrost ha cominciato a sciogliersi già negli anni Sessanta: tra le cause, la deforestazione dovuta alle attività umane. Senza più la protezione degli alberi, il sole ha cominciato a riscaldare il suolo, fondendo il ghiaccio che lo intrappolava. La voragine ha cominciato ad allargarsi ancora più in fretta negli ultimi anni, a causa del riscaldamento globale indotto dal consumo dei combustibili fossili. L’erosione del terreno ha innescato poi un circolo vizioso: il fenomeno dei cosiddetti “alberi ubriachi” – che cioè non riescono a crescere dritti – riduce ancora di più l’ombra che protegge il terreno.

Crateri del genere sono stati scoperti a decine in Siberia, ma la fusione del permafrost sta colpendo molte regioni alle alte latitudini terrestri, dall’Alaska all’Eurasia. Sciogliendosi rapidamente, gli strati profondi di sedimenti fanno crollare lo strato superiore del suolo, aprendo giganteschi crateri che possono danneggiare oleodotti, strade e persino inghiottire intere case.

In più, l’aumento delle temperature potrebbe liberare il metano imprigionato nel permafrost dell’emisfero settentrionale (il 50 per cento delle riserve mondiali secondo le stime).

Uno studio pubblicato nel 2016 su Nature Communications, sosteneva inoltre che il metano fosse un gas serra più potente dell’anidride carbonica, e che il suo rilascio nell’atmosfera avesse già causato un picco delle temperature al termine dell’ultima era glaciale.

(fonte: http://www.nationalgeographic.it)

Potrebbero interessarti anche...

Rispondi