Rotterdam: un esempio di resilienza!

La convivenza quotidiana con l’acqua e la necessità di non essere sopraffatti da essa, ha consentito ai Paesi Bassi di sviluppare strategie e competenze avanzatissime, alle quali si stanno ispirando tutti gli Stati e le città che in ogni continente devono fronteggiare l’innalzamento del livello del mare e le sempre più frequenti e devastanti tempeste e inondazioni. 

Le grandi opere idrauliche per mettere in sicurezza città e aree agricole sono solo la punta dell’iceberg dell’opera di adattamento e di protezione che il paese dei tulipani sta mettendo in scena sulle coste del mare del Nord.

Rotterdam, in particolare, è la città che più delle altre sta attirando l’interesse globale per la sua conquistata resilienza al cambiamento.

È il porto più grande d’Europa e l’ottavo al mondo per volume di trasbordo merci.

Gran parte della città è costruita al di sotto del livello del mare.

Legambiente ha inserito la città olandese come uno degli esempi da seguire nel dossier 2017 “Le città alla sfida del clima”; in Europa, negli Stati Uniti, e non solo, Rotterdam è considerata un faro per i suoi progetti di sviluppo e trasformazione urbana che considerano fondamentale la presenza degli elementi naturali e climatici.

La pianificazione del territorio prevede, in periferia, soluzioni flessibili e multifunzionali su piccola scala.

Un nuovo percorso di canottaggio, per esempio, fa parte di un’ampia area denominata Eendragtspolder, un patchwork di 22 ettari di campi e canali bonificati, percorsi ciclabili e sport acquatici: è una meta frequentatissima e serve come area di esondazione per il bacino del fiume Rotte quando anche il vicino Reno esce dal suo letto.

A causa del cambiamento climatico, si prevede che l’evento si ripeta una volta ogni decennio.

Il progetto fa parte di un piano nazionale che interviene sulle aree golenali dei fiumi, consentendo di inondare alcune aree predefinite per ridurre gli effetti delle alluvioni. È un metodo che permette anche il mantenimento o la rinaturalizzazione degli ambienti fluviali, senza costringere i fiumi in rigidi canali artificiali.

Nei quartieri centrali si sperimentano soluzioni di retrofitting: nuove tecnologie e nuove funzioni applicate a strutture esistenti, con una sensibilità accentuata al clima che cambia. Per fare qualche esempio, un garage sotterraneo è diventato un collettore capace di contenere 10 mila metri cubi d’acqua.

Entro il 2025, nelle aree al di fuori degli argini, le nuove costruzioni saranno limitate a edifici sostenibili e alcuni quartieri saranno galleggianti: soluzioni flessibili che si adattano alla fluttuazione dei livelli dell’acqua.

Anche il sistema idrico urbano dev’essere resiliente: l’eccesso di acqua piovana sarà stoccato in serbatoi ad hoc.

La pianificazione urbanistica pero’ non basta, occorre agire anche a livello sociale.

Una smart city deve tener conto della complessità delle questioni. La sfida dell’adattamento climatico include sicurezza e cyber-sicurezza, fognature, abitazioni, strade e spazi pubblici, servizi di emergenza.

Serve inoltre una forte consapevolezza collettiva, che parte dall’educazione delle giovani generazioni. In particolare, i bambini olandesi non possono frequentare piscine pubbliche, se prima non hanno superato un corso per riuscire a nuotare indossando vestiti e scarpe.

La convivenza con l’acqua e con tutto ciò che essa può provocare, quando invade lo spazio abitato, diventa fondamentale per sopravvivere, soprattutto ai tempi del climate change.

(http://www.repubblica.it)

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