Fiori al posto di pesticidi: Nuovi studi confermano l’efficacia!

L’Inghilterra e la Svizzera stanno sperimentando l’uso di fiori al posto dei pesticidi nei campi di grano.

In particolare, vengono impiegati coriandolo, fiordaliso, grano saraceno, papavero e aneto per attrarre gli insetti che attaccano gli afidi e i parassiti più dannosi per la pianta.

In proposito, uno studio svizzero ha dimostrato che con l’utilizzo di questa pratica è stato abbattuto del 40% il numero delle larve di Oulema melanopus, un coleottero ghiotto di foglie di cereali. Riducendo, di conseguenza, anche i danni provocati alla coltura – del 61% – rispetto ad altri campi in cui non erano stati piantati fiori.

Le strisce fiorite piantate ai bordi dei campi hanno però un limite. Gli insetti “buoni” che ospitano non riescono a raggiungere le aree più interne della coltivazione, che hanno comunque bisogno di essere trattate con pesticidi. Fortunatamente, i macchinari più recenti usati per la raccolta sono sempre più precisi e consentono di mietere il grano senza toccare i fiori.

In Inghilterra, un nuovo studio del Centre for Ecology and Hydrology sta cercando di verificare se gli insetti portati da margherite, trifoglio dei prati, fiordaliso scuro e carota posti nel bel mezzo di campi coltivati abbiano davvero gli effetti benefici sperati. Un autorevole studio francese sostiene infatti che al diminuire dell’uso di pesticidi, produttività e redditività dei raccolti non calano e, anzi, spesso aumentano.

In Italia le strisce fiorite non vengono molto utilizzate in colture estensive da reddito. Ma il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) sta portando avanti diversi studi e sperimentazioni con le cosiddette “colture di servizio agroecologico (Csa)”, non da reddito. Sono specie spesso usate come sovescio, come la veccia o il favino, o mix con altre specie e famiglie, inclusi i fiori spontanei. Lo scopo è sempre quello di aumentare la biodiversità dell’ambiente agrario per evitare la diffusione di malattie e il proliferare parassiti e infestanti.

Questi elementi possono funzionare come “corridoi ecologici” favorendo il passaggio di specie selvatiche all’interno dell’ambiente agrario. Ad esempio possiamo citare la siepe, che al suo interno può ospitare anche piante da fiore, o le stesse colture di servizio agroecologico. In Italia le piante più utilizzate in questo campo sono coriandolo, borraggine, alisso, facelia e grano saraceno.

Negli ultimi anni la ricerca sta lavorando per minimizzare l’impatto ambientale dell’agricoltura. Una strada è quella di trasformare le monocolture in sistemi integrati, ricchi di biodiversità.

(fonte: http://www.nationalgeographic.it)

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